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Archivio per la categoria “Tecnologia”

La Norvegia dice addio alla radio FM Switch off nel 2017 in favore della tecnologia DAB

90567ab99e48be9089fc924b9a92161eLa Norvegia è pronta a dire addio alla radio ‘analogica’ in favore del digitale: il 2017, ha annunciato il governo di Oslo, sarà la data dello ‘switch off’ del sistema FM, la modulazione di frequenza che è la tecnica di trasmissione più usata al mondo dalla seconda metà del secolo scorso ed è sinonimo della radio così come la conosciamo oggi.

Il Paese sarà il primo al mondo a passare totalmente al sistema Digital Audio Broadcasting (Dab). Questa tecnologia porta nell’etere una qualità audio pari a quella del compact disc.

La Norvegia, scrive il sito Radio.no, sarà così il primo Paese a ‘spegnere’ del tutto le trasmissioni radio FM per adottare il Dab come standard nazionale, tecnologia già disponibile nel Paese dal 1995. La transizione definitiva al digitale partirà l’11 gennaio 2017 e gradualmente si concluderà il 13 dicembre.

Secondo un’indagine condotta in Norvegia da TNS Gallup, il 56% degli ascoltatori utilizza lo standard digitale quotidianamente e il 55% delle abitazioni già possiede un apparecchio Dab. Il 20% delle auto è equipaggiata con sistemi Dab, mentre gli apparecchi FM che andranno incontro al riciclo sono quasi otto milioni.

Gli utenti, si legge sul sito del governo di Oslo, avranno a disposizione più canali radio e una maggiore varietà di contenuti disponibili.

Link:  http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/tlc/2015/04/20/norvegia-dice-addio-alla-radio-fm_3f92b081-d6d5-488e-a863-e979bd9c62fc.html

Tradotto con Google

Norway is ready to say goodbye to the radio ‘analogue’ in favor of digital: 2017, announced the Government of Oslo, will be the date of the ‘switch off’ the system FM, frequency modulation which is the technique of transmitting more used in the world since the second half of the last century and is synonymous with the radio as we know it today.

The country will be the first in the world to go completely to the system Digital Audio Broadcasting (DAB). This technology brings ether sound quality equal to that of the compact disc.

Norway, writes the site Radio.no, will thus be the first country to ‘turn off’ the whole FM radio broadcasts to adopt DAB as a national standard, technology already available in the country since 1995. The final transition to digital will start on 11 January 2017 and gradually will end on December 13th.

According to a survey conducted by TNS Gallup in Norway, 56% of the listeners using the standard digital daily and 55% of households already own a device Dab. 20% of the car is equipped with systems Dab, while the FM equipment that will meet the recycling are nearly eight million.

Users, says the website of the government of Oslo, will have more radio channels and a greater variety of content available.

Google,un’app per scrivere a mano libera

Google: con un'app si scrive a mano libera sullo smartphone

(ANSA) – ROMA, 16 APR – Google ha rilasciato una nuova applicazione che trasforma smartphone e tablet in blocchi per gli appunti. “Scrittura a mano libera”, questo il nome della app, consente di scrivere sullo schermo dei dispositivi mobili, con un pennino ma anche con le dita, bypassando l’uso della tastiera o della voce. La app, disponibile in 82 lingue, ‘legge’ quanto scritto in stampatello o corsivo e lo trasforma in testo ‘digitato’. Oltre alle lettere, si possono disegnare a mano anche gli emoji.

LINK: http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/software_app/2015/04/16/googleunapp-per-scrivere-a-mano-libera_2fbbd356-3deb-4b44-ae5d-150e14dbfbef.html

Tradotto con Google

(ANSA) – Rome, 16 Apr – Google has released a new application that turns smartphones and tablets into notepads. “Handwrite”, the name of the app, allows you to write on the screen of mobile devices, with a pen but also with your fingers, bypassing the use of the keyboard or voice. The app, available in 82 languages, ‘law’ as written in capital letters or italics and turns it into text ‘typed’. In addition to the letters, you can draw by hand also emoji.

Il futuro immaginato cento anni fa

Tra le anticipazioni You tube e il tunnel della Manica.

Prototipo di auto volante costruito intorno al 1940 (fonte: Kobel Feature Photos)

Prototipo di auto volante costruito intorno al 1940 (fonte: Kobel Feature Photos)

You tube, tunnel della Manica, case modulari: sono solo alcune delle visioni del futuro previste dagli autori della rivista Scientific American circa un secolo fa e divenute realtà. A partire da un articolo pubblicato nel 1879 sulla impossibilità di predire i comportamenti umani, la rivista statunitense ripercorre, anche ironicamente, celebri ‘previsioni’ del futuro apparse nel passato sulle sue pagine.

Era il 1901 quando l’inventore statunitense Thomas Edison immaginò in un intervista l’uso massivo di cemento e acciaio per le costruzioni. Le case di domani sarebbero state costruite semplicemente riempiendo degli stampi modulari già pronti ed ogni cliente avrebbe potuto scegliere la forma della sua abitazione direttamente da un catalogo di ‘moduli’.

I progressi della tecnologia e della scienza durante i primi anni del ‘900 furono certamente l’ispirazione principale dei molti autori di Scientific American che prevedevano nel ‘futuro’ la possibilità di costruire enormi ponti e tunnel per unire i due lati della Manica e con la Gran Bretagna.

Si prevedeva poi la realizzazione di maxi cervelli ‘elettronici’ con migliaia di componenti in ottone e una rapida diffusione di aeroplani e elicotteri. Nel 1918 un autore ‘preveggente’ ipotizzò la diffusione di automobili completamente automatizzate, dove il guidatore non avrebbe dovuto fare altro che impartire i comandi attraverso un pannello di controllo, un vero e proprio prototipo di tablet.

Infine la Tv che si sarebbe rapidamente trasformata radicalmente, con gli spettatori in grado di interagire e decidere cosa vedere, una sorta di mix tra You tube e la tv on demand.

Tradotto con Google traduttore

Translated with Google Translate

You tube, the Channel Tunnel, modular case: are just some of the visions of the future provided by the authors of the Scientific American about UN century ago and became Reality. A Start from UN Article Published In 1879 On the unpredictability of human behavior, the U.S. magazine recounts, Also ironically, Famous ‘Forecast’ Future appeared in On Her Past Pages.

1901 When was the American inventor Thomas Edison guess the United Nations, the interview USE massive concrete and steel for construction. The houses would have been built tomorrow Simply filling the molds already ready and modular EACH CUSTOMER could choose the form of HIS dwelling directly from UN catalog ‘modules’.

The progression of the Science and Technology During The Early Years of the 900 were certainly the main inspiration of many authors of the Scientific American What included in the ‘Future’ the chance to build huge bridges and tunnels, to join the two sides of the Channel and Britain.

It was expected then the Realization of big brains ‘Electronic’ with thousands of components in brass and a Rapid Spread of Aircraft and Helicopters. In 1918, UN author ‘prescient’ suggested the Diffusion of Cars Fully automated, the dove DRIVER should not rate Other What issue Commands of the United Nations through the Control Panel, Just A true prototype tablet.

Finally, the TV IS rápidamente What would radically transformed, with viewers to interact and decide what degree of SEE, a kind of mix and the tradi You tube tv on demand.

Link: http://wwww.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/tecnologie/2013/01/02/futuro-immaginato-cento-anni-fa_8018042.html

Tecnologia: Il segreto dell’invisibilità

I plasmoni sono oggetti a metà strada fra onde elettromagnetiche e particelle, generate dall’oscillazione da un insieme di elettroni liberi (plasma) su una superficie. Si propagano parallelamente ad una superficie metallica, nella zona al confine tra il metallo e il mezzo esterno (ad esempio aria o acqua) e sono molto sensibili a qualsiasi cambiamento di questo confine.

Le variazioni subite dai plasmoni possono sopravvivere abbastanza a lungo da consentire applicazioni tecnologiche. Per questo i plasmoni sono alla base di una nuova generazione di materiali che non esistono in natura, con proprieta’ ottiche singolari e un indice di rifrazione plasmabile quasi a volonta’. Materiali di questo tipo, chiamati materiali plasmonici, permettono sono alla base delle ricerche volte ad ottenere materiali che permettono di far scorrere la luce intorno ad un oggetto rendendolo perfettamente ‘’invisibile’’. Ad esempio, sono allo studio lenti perfette, la cui risoluzione non e’ piu’ limitata dalla lunghezza d’onda della luce utilizzata.

Alcuni gruppi americani sono riusciti a ottenere l’invisibilita’ in intervalli di lunghezza d’onda limitati intorno al millimetro, ma gli esperti del settore sono convinti che in linea di principio, utilizzando materiali ottenuti grazie alle nanotecnologie, sara’ possibile anche nascondere anche oggetti di grandi dimensioni.Per ottenere queste caratteristiche e’ necessario che i materiali abbiano un indice di rifrazione della luce molto piccolo o negativo. Altre possibili applicazioni sono possibili nell’elettronica di altissima frequenza (Tera Hertz, mille volte piu’ veloce del Giga Hertz a cui funzionano i computer attuali) grazie ai plasmoni acustici. Questi ultimi, contrariamente ai plasmoni ordinari, si propagano alla stessa velocita’ a tutte le frequenze, come fa la luce nel vuoto, ma mille volte piu’ lentamente. Di conseguenza un segnale puo’ essere, in linea di principio, convertito da luminoso ad elettronico e viceversa, con una distorsione minima. In questo modo diventa possibile costruire dispositivi che funzionano a frequenze molto piu’ elevate rispetto ai dispositivi elettronici attuali.

Translated with Google Translate

The plasmons are objects halfway between electromagnetic waves and particles, generated by the oscillation of a set of free electrons (plasma) on a surface. Propagate parallel to a metal surface, in the border area between the metal and the external medium (eg air or water) and are very sensitive to any change of this boundary.
The changes experienced by plasmons can survive long enough to allow technological applications. For this plasmons are the basis of a new generation of materials that do not exist in nature, with properties ‘unique optical and refractive index malleable almost at will’. Materials of this type, called plasmonic materials, allow are the basis of research aiming to obtain materials which allow to slide the light around an object making it perfectly invisible””. For example, the study are perfect lenses, whose resolution is not ‘more’ limited by the wavelength of the light used.
Some American groups have managed to get the invisibility ‘in limited ranges of wavelength around the millimeter, but industry experts are convinced that in principle, using materials obtained through nanotechnology, will be’ can also hide objects also large dimensioni.Per obtain these characteristics and ‘necessary that the materials have an index of refraction of light very small or negative. Other possible applications are possible in the electronics of high frequency (Tera Hertz, a thousand times more ‘fast Giga Hertz computers work today) due to acoustic plasmons. The latter, in contrast to ordinary plasmons, propagating at the same speed ‘at all frequencies, as does the light in a vacuum, but a thousand times more’ slowly. Accordingly, a signal can ‘be, in principle, converted from light to electronic and vice versa, with a minimum of distortion. In this way it becomes possible to build devices that operate at frequencies much more ‘performance compared to existing electronic devices.

 

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: Un fascio di luce dai mille usi

Laser

Laser (Photo credit: mrebert)

C’e’ quello che legge la nostra musica preferita su CD, quello che riconosce i codici a barre alla cassa del supermercato, e quello che puo’ asportare piccolissimi tumori o curare la retina. Sono infinite le applicazioni del laser, il dispositivo inventato oltre mezzo secolo fa e che oggi e’ il cuore di moltissimi apparecchi tecnologici anche di uso quotidiano.

Il nome ‘laser’ e’ l’acronimo di ‘Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation‘ (amplificazione di luce attraverso emissione stimolata di radiazione) e indica la capacita’ di questo apparecchio di produrre fasci molto intensi di luce che, a differenza della luce ordinaria, e’ monocromatica (le particelle che la compongono, i cosiddetti fotoni, viaggiano tutti alla stessa lunghezza d’onda) e coerente (tutti i raggi emessi sono in fase tra loro nel tempo e nello spazio e non si muovono in modo disordinato). In questo modo la luce può essere focalizzata su aree piccolissime concentrando una grande quantita’ di energia in un solo punto. Il laser contiene un dispositivo che innesca il processo di eccitazione, e poi un materiale attivo (un cristallo, un gas o una soluzione) da cui viene emessa la luce. Di solito questo materiale e’ posto fra due specchi piani e paralleli (uno riflettente e l’altro semi-riflettente), in modo che i fotoni emessi, rimbalzando sugli specchi, attraversino piu’ volte il materiale attivo innescando un processo a catena che stimola l’emissione di altri fotoni. Alla fine, queste particelle di luce escono dallo specchio semi-riflettente formando il fascio di luce laser utilizzabile.

I dispositivi laser a bassa potenza vengono solitamente usati per la lettura dei codici a barre, dei compact disc e per inviare informazioni attraverso le fibre ottiche. Quelli di maggiore potenza sono impiegati invece nelle lavorazioni meccaniche, in operazioni come il taglio e la saldatura dei metalli. Anche la medicina si avvale di questi strumenti, ampiamente usati in oculistica e anche nell’asportazione di piccoli tumori da zone difficili da raggiungere con le normali tecniche chirurgiche.

Translated with Google Translate

There ‘something you read our favorite music on CD, one that recognizes the barcode at the supermarket checkout, and what you can’ remove small tumors or treat the retina. Are endless applications of the laser, the device invented more than half a century ago and that today ‘the heart of many technological devices also for everyday use.
The name ‘laser’ is an acronym for ‘Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation’ (light amplification by stimulated emission of radiation) and indicates the ability ‘of this equipment to produce very intense beams of light that, unlike the ordinary light, and ‘monochromatic (the particles that compose it, the so-called photons, all traveling at the same wavelength) and coherent (all emitted rays are in phase with each other in time and in space and do not move in a disorderly manner ). In this way, the light can be focused on small areas by concentrating a large amount ‘of energy into a single point. The laser contains a device which triggers the excitation process, and then an active material (a crystal, a gas or a solution) from which light is emitted. Usually this material and ‘placed between two flat mirrors and parallel (one reflective and the other semi-reflective), so that the photons emitted, bouncing on the mirrors, pass through more’ times the active material by triggering a chain reaction that stimulates the emission of photons other. Eventually, these particles of light emerging from the half-silvered mirror forming the beam of laser light used.
The low-power laser devices are usually used for reading of bar codes, of the compact disc and to send information through optical fibers. Those of higher power are used instead in mechanical processing, in operations such as cutting and welding of metals. Also the medicine makes use of these tools, widely used in ophthalmology, and also in the removal of small tumors from areas difficult to reach with standard surgical techniques.

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: Più vicini i minuscoli oggetti fatti di Dna

Grazie a una tecnica che modella il materiale genetico.

oggetti fatti di Dna

Un oggetto tridimensionale realizzato con il Dna (fonte: Dietz Lab, TU Muenchen)

Grazie ad una tecnica che permette di ‘modellare’ il codice della vita si avvicinano i minuscoli oggetti fatti di Dna che promettono applicazioni in molti campi, dai dispositivi elettronici ultra-miniaturizzati alle tecnologie per trasportare e rilasciare farmaci nell’organismo. Descritta sulla rivista Science, la tecnica è nata dalla scoperta delle temperature ottimali per indurre il Dna a piegarsi e ad assemblarsi.

Il risultato si deve al gruppo del Politecnico di Monaco coordinato da Hendrik Dietz. In alcuni casi il processo individuato ha accelerato anche del 100% il modo in cui i filamenti di Dna si assemblano fra loro e si piegano nelle forme desiderate.

Utilizzando i filamenti di Dna come minuscoli mattoni, finora in numerosi laboratori sono stati realizzati molti oggetti miniaturizzati. Tuttavia queste tecniche tendono ad essere lente, richiedono anche molti giorni, e producono una piccola quantità di oggetti. Ostacoli che ora sono stati superati grazie ad un esperimento nel quale i ricercatori hanno sistemato insieme più filamenti di Dna in determinate condizioni e a temperature relativamente alte, che in seguito sono state gradualmente abbassate. Appena la temperatura ha iniziato a diminuire, i filamenti di Dna hanno cominciato a cucirsi insieme per formare le strutture desiderate.

Osservando in dettaglio questo processo, i ricercatori hanno scoperto che tutta l’azione avviene all’interno di un intervallo di temperatura specifico e relativamente stretto, che varia a seconda della struttura dell’oggetto che si vuole realizzare.

Una conseguenza pratica è che, una volta determinata la temperatura ottimale per il progetto desiderato, l’autoassemblaggio del Dna potrebbe essere realizzato attraverso processi rapidi a temperatura costante. La tecnica permette addirittura di produrre in serie oggetti realizzati con centinaia di filamenti di Dna in pochi minuti anziché in giorni.

Alcuni aspetti di questo processo sono simili al modo in cui si piegano le proteine e questo processo secondo gli autori, potrebbe un giorno rendere possibile la produzione di oggetti all’interno delle cellule. ”Questi risultati – osserva Dietz – suggeriscono che potrebbe essere possibile montare nanodispositivi di Dna in una coltura cellulare o anche all’interno di una cellula vivente”.

 

Translated with Google Translate

Thanks to a technique that allows you to ‘shape’ the code of life approaching the tiny objects made of DNA promising applications in many fields, from electronics ultra-miniature technologies to carry and deliver drugs in the body. Described in the journal Science, the technique was born from the discovery of optimal temperatures to induce DNA to bend and assemble.

The result is due to the group of the Politecnico di Monaco coordinated by Hendrik Dietz. In some cases the identified process has accelerated as much as 100% the way in which the DNA strands are assembled to each other and are bent into the desired shapes.

Using strands of DNA as tiny bricks, so far in a number of laboratories have been made many miniature objects. However, these techniques tend to be slow, require too many days, and produce a small quantity of objects. Obstacles have now been overcome thanks to an experiment in which the researchers placed together multiple strands of DNA under certain conditions and at relatively high temperatures, which were later gradually lowered. As the temperature started to decrease, the strands of DNA have begun to sew together to form the desired structures.

Observing in detail this process, researchers have discovered that all the action takes place within a temperature range of specific and relatively narrow, that varies depending on the structure of the object that you want to accomplish.

A practical consequence is that, once determined the optimum temperature for the desired project, the self-assembly of DNA could be achieved through rapid processes at constant temperature. The technique allows even to mass-produce items made with hundreds of strands of DNA in minutes rather than days.

Some aspects of this process are similar to the way in which they bend proteins and this process according to the authors, may someday make possible the production of objects within the cells. These results” – observes Dietz – suggest that it might be possible to mount nanodevices of DNA in a cell culture or even within a living cell”.

 

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: L’Italia in gara per realizzare i robot amici dell’uomo

Il progetto ‘Robocom’ tra i finalisti all’esame della Commissione Ue.

A sinistra un tentacolo di Ocropus, il polpo robot realizzato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa (fonte:  SSSA); a destra il robot iCub, dell'Istituto Italiano di Tecnologia (fonte: IIT)   di

A sinistra un tentacolo di Ocropus, il polpo robot realizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (fonte: SSSA); a destra il robot iCub, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (fonte: IIT) 

Fare dei robot i migliori amici è l’obiettivo del progetto italiano “RoboCom”, tra i sei progetti finalisti all’esame della Commissione Europea. Guidato dall’Istituto Italiano di tecnologia (Iit) di Genova e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il progetto è in corsa finale per essere il punto di riferimento in Europa per una nuova generazione di robot che sappiano convivere e lavorare con gli esseri umani. Il finanziamento previsto è fino a un miliardo di euro in 10 anni.

Coordinato da Paolo Dario, della Scuola Superiore Sant’Anna, il progetto Robocom (Robot Companions for Citizens) è l’unico progetto a guida italiana tra i sei finalisti selezionati dall’Unione Europea, sui 26 che hanno partecipato inizialmente. Dei sei finalisti solo due supereranno la selezione definitiva, attesa all’inizio del 2013, e potranno così accedere al finanziamento fino a un miliardo di euro ciascuno, da distribuire nell’arco di dieci anni.

Per Paolo Dario “é come progettare e realizzare un viaggio verso una nuova dimensione della robotica, quella che moltiplicherà il potenziale del web aggiungendo la possibilità di muovere oggetti e di eseguire compiti pesanti alla pletora di dispositivi portatili smart che si stanno oggi affermando”. E per il direttore scientifico dell’Iit, Roberto Cingolani, ci si sta muovendo “verso una frontiera straordinariamente impegnativa, ma con un ritorno potenziale enorme, quello di rispondere alla pressante esigenza dell’Europa di costruire un welfare sostenibile per i suoi cittadini”.

Il progetto fa riferimento ad uno dei progetti bandiera dell’Unione Europea, il Fet (Future and Emerging Technologies), dedicato allo sviluppo delle tecnologie emergenti, avviato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro, in vista del nuovo programma Horizon 2020.

Nato da un consorzio di oltre 70 fra università e istituti di ricerca europei con il supporto di oltre 140 fra istituzioni, agenzie pubbliche e industrie internazionali. Fra i partner italiani: le università di Parma, Pisa e Federico II di Napoli, Campus Bio-Medico di Roma, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Sono coinvolti inoltre Consiglio Nazionale delle Ricerche, ST Microelectronics, Fondazione Mondo Digitale, Interactive Fully Electrical Vehicles.

 

Translated with Google Translate

Making robot’s best friend is the goal of the Italian project “RoboCom” among the six finalists for the examination of the European Commission. Guided by the Italian Institute of Technology (IIT) in Genoa and the Scuola Superiore Sant’Anna of Pisa, the project is in the final race to be the point of reference in Europe for a new generation of robots able to live and work with beings human. The financing is expected to be up to one billion euro in 10 years.

Coordinated by Paolo Dario, Scuola Superiore Sant’Anna, the project Robocom (Robot Companions for Citizens) is the only project under Italian leadership among the six finalists selected by the European Union, of the 26 that took part in the first place. Only two of the six finalists will exceed the final selection, expected in early 2013, and will be able to access funding of up to one billion euro each, to be distributed over a period of ten years.

For Paul Dario “is how to design and implement a trip to a new dimension of robotics, which will increase the potential of the web by adding the ability to move objects and to perform heavy tasks to the plethora of smart handheld devices that are now coming.” And the scientific director of IIT, Roberto Cingolani, we are moving towards a “frontier extraordinarily challenging, but with a huge potential return, to respond to the pressing need for Europe to build a sustainable welfare for its citizens.”

The project refers to one of the flagship projects of the European Union, the FET (Future and Emerging Technologies), dedicated to the development of emerging technologies, launched by the European Commission under the Seventh Framework Programme, in view of the new Horizon 2020 program.

Born from a consortium of over 70 universities and research institutes in Europe with the support of more than 140 between institutions, government agencies and international industries. Among the Italian partners: the University of Parma, Pisa and Naples Federico II, Campus Bio-Medico of Rome, International School for Advanced Studies in Trieste. I’m also involved the National Research Council, ST Microelectronics, Fondazione Mondo Digitale, Fully Interactive Electrical Vehicles.

 

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: Il gel che ‘cammina’ da solo

Imita i motori molecolari delle cellule.

I movimenti spontanei del gel ispirati a quelli delle cellule (fonte: Tim Sanchez et al., Nature)

I movimenti spontanei del gel ispirati a quelli delle cellule (fonte: Tim Sanchez et al., Nature)

Sfere gelatinose in grado di muoversi in modo autonomo: grazie alla biomimetica, l’imitazione della natura, la materia si fa attiva e mobile. Sfruttando le principali componenti dei ‘motori’ molecolari usati dalle cellule, un gruppo di ricercatori dell’università statunitense Brandeis, a Waltham, ha realizzato un gel in grado di muoversi autonomamente consumando energia allo stesso modo degli esseri viventi. La scoperta è pubblicata sulla rivista Nature.

Una delle caratteristiche delle cellule è quella di riuscire a deformare la loro stessa struttura, producendo così un movimento. Si tratta di un tipo di mobilità molto diverso da quella basata su elementi esterni, come le ciglia o i flagelli mobili. Il movimento ‘strutturale’ avviene invece all’interno della cellula, senza che sia necessario applicare forze all’esterno. Questo è possibile grazie al citoscheletro, una sorta di impalcatura deformabile in grado di modificare la forma della cellula e che le permettere di ‘strusciare’, in un movimento detto ‘ameboide’.

Isolando e riproducendo in laboratorio alcune delle strutture biologiche che compongono questa impalcature, i ricercatori statunitensi sono riusciti a realizzare un gel in grado di muoversi in maniera indipendente, proprio come fanno le cellule ameboidi.

Utilizzando una serie di microtubuli, sottili filamenti che danno forma al materiale, e delle molecole di chinesina, veri e propri motori capaci di ‘camminare’ lungo i microtubuli, i ricercatori sono stati in grado di far avanzare il gel. L’energia per questo movimento viene fornita da una molecola presente nel gel chiamata adenosintrifosfato (Atp), lo stesso ‘combustibile’ usato dalle cellule.

Lo studio rappresenta un importante passo in avanti nella comprensione delle meccaniche interne delle cellule, ma sopratutto per lo sviluppo di sempre più evolute applicazioni tecnologiche ispirate alla natura.

 

Translated with Google Translate

Gelatinous balls able to move on their own: thanks to biomimetics, the imitation of nature, the matter becomes active and mobile. Taking advantage of the main components of the ‘motors’ molecular used by the cells, a group of U.S. researchers from the University Brandeis, in Waltham, has developed a gel that can move independently consuming energy in the same way of living beings. The discovery is published in the journal Nature.
One of the characteristics of the cells is to be able to deform their own structure, thus producing a movement. It is a type of mobility very different from that based on external elements, such as flagella or cilia furniture. The movement ‘structural’ instead occurs inside the cell, without it being necessary to apply forces outside. This is possible thanks to the cytoskeleton, a sort of scaffold deformable able to modify the shape of the cell and that allow ‘shuffling’, in a movement known as ‘amoeboid’.
Isolating and reproducing in the lab some of the biological structures that make up this scaffolding, U.S. researchers have managed to create a gel that can move independently, just as the amoeboid cells.
Using a series of microtubules, thin filaments that give shape to the material, and the molecules of kinesin, real engines able to ‘walk’ along the microtubule, the researchers were able to advance the gel. The energy for this movement is provided by a molecule present in the gel called adenosine triphosphate (ATP), the same ‘fuel’ used by the cells.
The study represents an important step forward in understanding the internal mechanism of the cells, but especially for the development of increasingly advanced technological applications inspired by nature.

 

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: Come in Avatar, si assottiglia il confine tra mondo virtuale e reale

Il simulatore che ricrea l’impressione ficia del camminare.

Un soggetto nella Embodiment Station si cala in uno scenario virtuale attraverso la simulazione vestibolare vive un'esperienza di movimento (fonte: Scuola Superiore Sant'Anna)

Un soggetto nella Embodiment Station si cala in uno scenario virtuale attraverso la simulazione vestibolare vive un’esperienza di movimento (fonte: Scuola Superiore Sant’Anna)

Come Avatar, anzi di più, perchè non si tratta di una finzione cinematografica: vedere gli stessi monumenti e le persone provando le stesse senzazioni che si avrebbero camminando in una piazza affoltata è possibile senza muoversi dal chiuso di una stanza. E’ quanto permette di fare la prima piattaforma, realizzata in Italia, in grado di costruire ambienti virtuali ed in grado di ricreare sulla persona che la sta utilizzando le sensazioni catturate da un robot o da un avatar, mediante un’esperienza di realta’ virtuale multisensoriale.

E’ quanto permette di fare la ‘Embodiment station’ messa a punto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il progetto è stato sviluppato dal laboratorio di Robotica percettiva dell’istituto per le Tecnologie della Comunicazione, dell’Informazione, della Percezione (Tecip) della Scuola Sant’Anna, nell’ambito del progetto europeo ”Vere” (Embodiment and Robotic Re-Embodiment).
L’esperimento, rilevano gli esperti, dimostra come potrebbero tra non molto diventare realtà gli scenari fantascientifici immaginati nel film ”Avatar”. Potrà quindi essere reale avere a disposizione un corpo surrogato, nella forma di avatar virtuale o di un robot fisico appunto, e percepirlo come il proprio corpo attraverso illusioni sensoriali ricreate in maniera artificiale.

Per l’ideatore della Emdobiment Station, Massimo Bergamasco, l’obiettivo è fornire ”una stimolazione sensoriale ricca, che include quella vestibolare, di movimento, propriocettiva, di contatto, nonché visiva e acustica, in modo tale da simulare l’esperienza di trovarsi in un corpo che può essere virtuale o in un corpo come quello di un robot che interagisce con un ambiente reale”.

L’idea è di sviluppare nei prossimi tre anni sistemi basati sul coinvolgimento di diversi sensi nello stesso tempo, aprendo così uno scenario di applicazioni particolarmente vasto: utilizzando un avatar remoto si potrà viaggiare in un mondo ricreato dalla realtà virtuale senza muoversi da casa, oppure camminare avendo la sensazione di essere presenti all’interno del corpo di un robot fisico remoto e interagire con le persone presenti nell’ambiente circostante. L’esperienza virtuale diventa più realistica indossando un esoscheletro robotico, simulando addirittura interazioni fisiche, anche con l’aiuto di un sistema avanzato di proiezione in tre dimensioni.

 

Translated with Google Translate

Such as Avatar, even more, because it is not a fiction film: see the monuments and people trying the same sensations that you would walk in a square affoltata you can not move from a closed room. E ‘as it allows to make the first platform, made in Italy, able to build virtual environments and able to reproduce on the person who is using the sensations captured by a robot or by an avatar, by means of an experience of reality’ virtual multisensory.

And ‘it allows you to do the’ Embodiment station ‘developed by the Scuola Superiore Sant’Anna of Pisa. The project was developed by the laboratory of the Institute for Perceptual Robotics Technologies of Communication, Information, Perception (Tecip) of the Scuola Sant’Anna, within the European project” True” (Embodiment and Robotic Re -Embodiment).
The experiment, experts point out, shows how they might before long become reality scenarios imagined in science fiction film” Avatar”. It may therefore be real to have a surrogate body, in the form of virtual avatar or just a physical robot, and perceive it as their own bodies through sensory illusions recreated artificially.

To the inventor of Emdobiment Station, Maximum Bergamasco, the goal is to provide sensory stimulation” a rich, that includes that vestibular, motion, proprioceptive, of contact, as well as visual and acoustic, in such a way as to simulate the experience of being in a body that may be virtual or in a body like that of a robot that interacts with a real environment”.

The idea is to develop over the next three years based systems involving several senses at the same time, opening up a scenario of applications is very wide: using a remote avatar can travel in a world recreated by virtual reality without leaving home or walking having the feeling of being present within the body of a robot remote physical and interact with people present in the environment. The virtual experience becomes more realistic by wearing a robotic exoskeleton, even simulating physical interactions, even with the help of an advanced projection in three dimensions.

 

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: Realtà virtuale in un ambiente 3D

 

Virtual reality uses multimedia content. Appli...

Virtual reality uses multimedia content. (Photo credit: Wikipedia)

La realtà virtuale immersiva è una tecnologia in grado di creare un senso di assorbimento e “immersione” sensoriale in un ambiente tridimensionale.

 

Per “immersività” si intende la presenza dell’ambiente virtuale realizzato tutto intorno ai partecipanti e non soltanto in uno schermo posto di fronte a loro. Di solito questa sensazione di ‘immersione’ viene generata mediante: un dispositivo di visualizzazione, solitamente uno speciale visore o degli occhiali 3D con schermi multipli, capaci di visualizzare a tre dimensioni una simulazione virtuale elaborata da un computer, e, nel caso di prodotti interattivi (i più sofisticati) da sensori che rilevano i movimenti dell’utente e li trasmettono al computer.

 

La rivelazione della posizione dell’utente permette di modificare l’immagine tridimensionale in base agli spostamenti e al punto di vista dell’utente in modo da creare un’interazione con i contenuti visualizzati. Negli ambienti virtuali immersivi più sofisticati le immagini sono realmente ‘volumetriche’ e l’utente può spostarsi per vedere l’oggetto da più angolazioni e può persino girare intorno ad esso e guardarlo dall’alto e dal basso. Le applicazioni di tale tecnologia possono essere: industriali, di simulazione, ludiche, di intrattenimento, di divulgazione e questa tecnologia può essere collegata anche a sistemi di sorveglianza per applicazioni di sicurezza o di telecontrollo.

 

Translated with Google Translate

 

The immersive virtual reality is a technology that can create a sense of absorption and “immersion” sensory in a three dimensional environment.
For “immersion” means the presence in the virtual environment created around all of the participants and not just in a screen in front of them. Usually this feeling of ‘dipping’ is generated by: a display device, usually a special viewer or the 3D glasses with multiple screens, capable of displaying a three-dimensional virtual simulation processed through a computer, and, in the case of interactive products (the more sophisticated) from sensors that detect the user’s movements and transmit them to your computer.
The revelation of the user’s location allows you to change the three-dimensional image according to the movement and point of view in order to create an interaction with the displayed content. In immersive virtual environments more sophisticated images are really ‘volume’ and the user can navigate to see the object from different angles and may even turn around and look at it from above and below. The applications of this technology are: industrial simulation, games, entertainment, and dissemination of this technology can also be connected to surveillance systems for security applications or remote control.

 

Fonte – Ansa.it

 

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Tecnologia: La mano bionica raccontata in tre minuti

Il video partecipa ad un concorso internazionale, si vota online.

La mano bionica realizzata nella Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa (fonte: Scuola Superiore Sant'Anna)

La mano bionica realizzata nella Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (fonte: Scuola Superiore Sant’Anna)

La mano bionica raccontata in un documentario: tre minuti per presentare la storia delle ricerche grazie alla quali è stata realizzata in Italia la prima mano robotica controllata dal pensiero. Il video, del regista Antonio Bencini Farina in collaborazione con l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, è in gara nel concorso internazionale ”Focus forward filmmaker competiton”, aperto a giovani autori di tutto il mondo. Per tutti la parola d’ordine è realizzare ”piccoli film con grandi idee”.

Classificato nelle semifinali e intitolato ”Talk to the hand”, dal nome della mano robotica controllata dal pensiero, il video ha come protagonisti i ricercatori dell’Istituto di Biorobotica che hanno sviluppato Azzurra: Christian Cipriani e Marco Controzzi.

In tre minuti il video racconta come l’Istituto di Biorobotica abbia sviluppato la mano bionica, chiamata ”Azzurra” e come si sia arrivati a questa protesi partendo, nei secoli scorsi, da autentici monconi di legno o di altri materiali per compensare l’arto mancante. Il documentario presenta alcune immagini dell’impianto di protesi di mano realizzato presso il Campus Biomedico di Roma.

Oltre ad essere il prototipo delle future protesi intelligenti, Azzurra è anche uno strumento di ricerca al servizio delle neuroscienze per comprendere la capacità di adattamento del cervello umano. Il messaggio di fondo è, infine, un omaggio alle capacità dei ricercatori italiani ed un messaggio per sostenere le nostre migliori energie nel campo della ricerca.
Chiunque sia interessato alla competizione ”Focus forward filmmaker competiton” potà votare onlinei finalisti fino al 20 dicembre. In seguito una giuria tecnica selezionerà il vincitore.

Translated with Google Translate

The bionic hand told in a documentary three minutes to present the history of research thanks to which it was designed in Italy, the first robotic hand controlled by thought. The video, directed by Antonio Bencini Farina in collaboration with the Institute for Biorobotics the Scuola Superiore Sant’Anna, is competing in the international competition” Focus” forward filmmaker competiton is open to young authors from around the world. For the word is” make small films with big ideas.”

Ranked in the semifinals and titled” Talk to the hand”, the name of the robotic hand controlled by thought, the video feature the researchers who developed the Institute for Biorobotics Blue: Christian and Marco Cipriani Controzzi.

In three minutes, the video shows how the Institute for Biorobotics has developed a bionic hand, called” Blue” and how we arrived at this hearing starting in past centuries as authentic stumps of wood or other materials to compensate for ‘missing limb. The documentary features some plant pictures of hand prostheses made ​​at the Campus Bio-Medico of Rome.

In addition to being the prototype of the future prosthesis intelligent d’Azur is also a research tool in the service of neuroscience to understand the adaptability of the human brain. The underlying message is, finally, a tribute to the skills of Italian researchers and a message to support our best efforts in the field of research.
Anyone interested in the competition” Focus” forward filmmaker competiton POTA vote online until December 20 finalists. Following a jury will select the winner.

 

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: Più vicini i telefonini che leggono le emozioni

Riescono a interpretare il tono della voce.

Più vicina l'elettronica che sa interpretare le emozioni (fonte:  Ben Grey)

Più vicina l’elettronica che sa interpretare le emozioni (fonte: Ben Grey)

Dopo i telefonini intelligenti si preparano quelli ‘emozionali’: è stato messo a punto il primo software in grado di leggere le emozioni dal tono della voce con un’accuratezza nettamente maggiore rispetto agli attuali programmi di riconoscimento vocale. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca dell’Università statunitense di Rochester ed è stato presentato negli Stati Uniti, a Miami, nel convegno sulle Tecnologie informatiche e il linguaggio.

L’idea dei ricercatori statunitensi è quella di poter definire mediante un algoritmo lo stato d’animo di chi parla senza preoccuparsi dei contenuti. ”Per calibrarlo – ha spiegato Wendi Heinzelman, uno dei responsabili dello studio – abbiamo usato le registrazioni di attori che leggono la data del mese. In realtà non importa quello che dicono, quello che ci interessa è come lo stanno dicendo”.
Il programma analizza 12 caratteristiche del linguaggio parlato, come tono e volume, per identificare tra sei possibili emozioni. Come spiegano gli stessi ricercatori, il nuovo algoritmo è in grado di raggiungere una precisione dell’81%, un miglioramento significativo rapportato ai software precedenti che raggiungono solo il 55%.

Lo studio ha permesso di sviluppare una semplice App che visualizza una emoticon triste o felice in base all’emozione registrata. ”La ricerca è ancora agli inizi – ha aggiunto Heinzelman – ma è facile immaginare un’applicazione più complessa in grado di utilizzare questa tecnologia in moltiplici campi: dalla regolazione dei colori all’ascolto di musica in accordo all’emozione registrata dallo smartphone”. La strada per arrivare a questi risultati è ancora lunga: come ammettono gli stessi ricercatori, sono necessari ancora grandi miglioramenti prima di poter utilizzare in maniera efficace il software in situazioni reali.

Translated with Google Translate

After the smartphones prepare those ‘emotional’: it was developed the first software that can read emotions by tone of voice with much greater accuracy than current speech recognition programs. The study was conducted by a team from the University of Rochester and the U.S. was presented in the United States, in Miami, in the conference on ICT and language.

The idea of ​​U.S. researchers is to be able to define an algorithm by the mood of the speaker without worrying about the content. To calibrate” – said Wendi Heinzelman, one of the authors of the study – we used recordings of actors who read the date of the month. Does not really matter what they say, what interests us is how they’re saying.”
The program explores 12 characteristics of speech, such as pitch and volume to identify six possible emotions. As explained by the same researchers, the new algorithm is able to achieve an accuracy of 81%, a significant improvement compared to the previous software only reach 55%.

The study has allowed us to develop a simple app that displays an emoticon sad or happy depending on the emotion recorded. ” The research is still in its infancy – added Heinzelman – but it’s easy to imagine a more complex application can use this technology to multiply fields, including color adjustment listening to music according to the emotion recorded by smartphone ”. The road to achieving these results is still long: as acknowledged by the researchers themselves, big improvements are still needed before we can effectively use the software in real situations.

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: L’Italia del biotech

L’innovazione che nasce dalle start-up.

Cristalli di insulina, il primo farmaco biotecnologico (fonte: NASA/Marshall)

Cristalli di insulina, il primo farmaco biotecnologico (fonte: NASA/Marshall)

L’Italia si sta muovendo nella direzione giusta nel settore delle biotecnologie, con le nuove misure a sostegno delle imprese più innovative e delle start-up. E’ soddisfatta dell’andamento del settore l’associazione che riunisce le aziende biotecnologiche italiane, l’Assobiotec.
Quanto questa realtà costituisca una spinta verso l’innovazione e’ emerso dal Forum italiano dell’industria biotecnologica e della bioeconomia (Ifib 2012).

”In Italia il biotech rappresenta quasi lo 0,8% del Pil e altri paesi, come la Russia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, prospettano che il settore crescera’ fino al 2-3% del Pil”, rileva il presidente dell’Assobiotec, Alessandro Sidoli.

Ma per crescere il biotech italiano ha bisogno di sostegno. ”Le aziende- prosegue Sidoli – possono arrivare a investire fino al 40% del fatturato in ricerca, ma i tempi sono lunghi e le percentuali di successo basse. Per questo servono nuove misure a sostegno della ricerca e dell’innovazione che mettano più ‘benzina’ nel motore”. L’auspicio dell’Assobiotec, dice ancora il presidente, è che ”si possa elaborare un piano di sviluppo nazionale per la bioeconomia in prospettiva 2020, perchè il settore delle biotecnologie è una realtà importante che avrà un grossissimo sviluppo negli anni a venire”.

Translated with Google Translate

Italy is moving in the right direction in the biotechnology sector, with new measures to support the most innovative companies and start-ups. It ‘satisfied the performance of the sector, the association of the Italian biotech companies, the Assobiotec.
How this actually constitutes a drive for innovation and ‘emerged from the Forum Italian biotechnology industry and the bio-economy (Ifib 2012).

” In Italy, the biotech accounts for almost 0.8% of the GDP and other countries, such as Russia, Britain and the United States, are considering that the industry will grow ‘up to 2-3% of GDP,” notes the President dell’Assobiotec, Alessandro Sidoli.

But to grow the Italian biotech needs support. ” Companies-continued Sidoli – can get to invest up to 40% of its turnover in research, but the times are long and the low success rates. This calls for new measures to support research and innovation that put more ‘petrol’ in the engine.” The hope dell’Assobiotec, says the president,” is that we can develop a national development plan for the bio-economy perspective in 2020, because biotechnology is an important reality that will have a very big development in the years to come ”.

Fonte – Ansa.it

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Tecnologia: Il primo cervello artificiale che sa contare e disegnare

Si chiama Spaun, riconosce i numeri e scrive.

Schema del comportamento di Spaun (fonte: Chris Eliasmith, et al.)

Schema del comportamento di Spaun (fonte: Chris Eliasmith, et al.)

E’ stato realizzato il primo modello di un cervello artificiale in grado di percepire, riconoscere numeri, ricordare liste e disegnare con un braccio robotico. Descritto sulla rivista Science, si chiama Spaun, è composto da appena 2,5 milioni di neuroni ma sa riprodurre alcuni comportamenti complessi dei viventi. Il progetto, realizzato nell’università canadese di Waterloo, è un importante passo in avanti per la comprensione del cervello.

Spaun (Semantic Network Architecture Pointer) è stato pensato per realizzare in maniera rapida e flessibile una serie di operazioni semplici per gli uomini. I suoi ‘neuroni’ elettronici sono organizzati per simulare il comportamento delle diverse regioni del cervello e arrivare a riconoscere numeri, ricordarli e poi scriverli. Operazioni semplici che non richiedono nessun apparente sforzo a un essere umano, ma che legate a funzioni complesse come percezione e cognizione.

I modelli di simulazione neurale hanno raggiunto in questi ultimi anni grandi obiettivi, arrivando a imitare il funzionamento di cervelli composti anche da 100 miliardi di neuroni. In tutti i casi si tratta di modelli elaborati al computer, ma non di non vere ‘macchine’: il loro obiettivo è simulare la complessità di questo organo ancora oggi in larga parte sconosciuto.

Come spiegano gli autori della ricerca, le simulazioni si sono finora concentrate nell’elaborare connessioni per grandissimi numeri di neuroni. Tuttavia, nonostante i grandi successi ‘numerici’ ottenuti, nessun modello neurale è finora riuscito a riprodurre pienamente il controllo di apparenti semplici attività, come il riconoscimento.

L’idea del gruppo canadese è stata allora andare a cercare una strada diversa: anziche’ partire ‘dal basso”, ossia dall’architettura complessa del cervello umano basata su una gigantesca rete di neuroni, i ricercatori sono partiti da un numero molto più basso di neuroni, organizzandoli in sistemi che imitano l’attività di alcune aree del cervello. In questo modo e’ stato costruito Spaun, che con i suoi due milioni e mezzo di neuroni è riuscito dove i suoi predecessori avevano fallito. Spaun è in grado di eseguire otto diversi compiti, come riconoscere l’immagine di un numero o di una lettera ed elaborare una risposta che viene successivamente disegnata per messo un braccio robotico.

 

Translated with Google Translate

E ‘was created the first model of an artificial brain can perceive, recognize numbers, remember lists and draw with a robotic arm. Described in the journal Science, is called Spaun, is made up of just 2.5 million neurons but can reproduce some complex behaviors of the living. The project, University of Waterloo, is a major step forward in the understanding of the brain.

Spaun (Pointer Semantic Network Architecture) is designed to quickly and flexibly create a series of simple tasks for men. His ‘neurons’ electronics are organized to simulate the behavior of the different regions of the brain and come to recognize numbers, remember them and then write them. Simple operations that do not require any apparent effort to a human being, but that related to complex functions such as perception and cognition.

Simulation models of neural reached in recent years major objectives, arriving to imitate the functioning brain are also composed of 100 billion neurons. In all cases, these computer models, but not untrue ‘machines’: the aim is to simulate the complexity of this organ is still largely unknown.

As explained by the authors of the research, simulations so far have concentrated in developing connections to very large numbers of neurons. However, despite the great successes ‘numeric’ obtained, no neural model has so far failed to fully reproduce the apparent control of simple tasks, such as recognition.

The idea of ​​the Canadian group was then to look for a different way: instead of ‘from’ bottom-up”, ie the complex architecture of the human brain based on a giant network of neurons, the researchers started with a much larger number bottom of neurons, organizing them into systems that mimic the activity of certain brain areas. In this way ‘was built Spaun, who with his two and a half million neurons has succeeded where his predecessors had failed. Spaun is capable of performing eight different tasks, such as recognizing an image of a number or a letter and process a response which is subsequently drawn to put a robotic arm.

Fonte – Ansa.it

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