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"il silenzio è d'oro, la parola d'argento"

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Compie 140 anni la Convenzione del metro

Compie 140 anni la Convenzione del metro, che il 20 maggio 1875 stabilì le regole per fissare le unità di misura valide in tutto il mondo, ponendo le basi del Sistema Internazionale delle Unità di misura, un sistema di misura comune, che agevola gli scambi commerciali, la produzione industriale e fornisce alla scienza strumenti di riferimento stabili e condivisi.
Dal metro fisico, una barretta fatta in lega di platino e iridio, molte cose sono cambiate, e ora si misura con il tempo, come spiega Massimo Inguscio, presidente dell’Istituto Nazionale per la Ricerca in Metrologia (Inrim).

”Nel 1875 il metro era una cosa fisica – spiega – Oggi invece sappiamo a che velocità viaggia la luce, quasi 300.000 chilometri al secondo, e quindi possiamo dire con esattezza che il metro è la distanza percorsa dalla luce in 1 diviso 299792458 secondi”. Anche la misura del tempo stesso è cambiata. ”Si è passati dagli orologi meccanici – continua Inguscio – a quelli al quarzo fino a quello atomico, di cui quest’anno ricorrono i 60 anni. Con le oscillazioni dentro l’atomo, una nanostruttura naturale, è così iniziata una grande rivoluzione dando il tempo a tutti. Gli orologi di cui disponiamo oggi sono precisi al miliardesimo di miliardesimo di secondo”.

Quello che si è fatto con il metro, si sta facendo anche con altre unità di misura, come il chilogrammo. Una grandezza fisica, che si sta lavorando per definire con il numero di atomi di silicio in una determinata sfera. ”In generale – prosegue Inguscio – la metrologia sta cercando di definire tutte le grandezze in base a costanti fondamentali, e sta ‘mettendo ordine’ in biologia, chimica, nanotecnologie, ad esempio con ricerche per standardizzare le grandezze delle nanoparticelle magnetiche usate nella cura di alcuni tumori, o anche nel cibo, per una produzione efficiente dal punto di vista energetico”.

Il 20 maggio l’Inrim ha organizzato, in occasione della Giornata della Metrologia e dell’anno internazionale della luce, una giornata dedicata alle applicazioni della luce nelle tecnologie industriali.

LINK: http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/tecnologie/2015/05/17/compie-140-anni-la-convenzione-del-metro_2d738935-6a01-4cae-83c9-62e7a6fde951.html

TRADOTTO CON GOOGLE

Celebrates 140 years the Metre Convention, that May 20, 1875 set the rules for fixing the units valid throughout the world, laying the foundation of the International System of units of measurement, a common measurement system, which facilitates trade , industrial production and provides the science instruments stable reference and shared.
From physical meter, a finger-made alloy of platinum and iridium, many things have changed, and now we measure the time, explains Massimo Ingush, president of the National Institute for Research in Metrology (Inrim).

” In 1875 the metro was a physical thing – he explains – But today we know how fast light travels, nearly 300,000 kilometers per second, and so we can say with accuracy that the meter is the distance light travels in 1 split 299792458/2 ‘ ‘. Also the measure of the time the same is changed. ” We have moved from mechanical watches – continues Inguscio – those quartz up to the atomic, which recur this year 60 years. With fluctuations in the atom, a nanostructure natural, so began a great revolution giving time to all. The watches we have today are accurate to a billionth of a billionth of a second ”.

What has been done with the meter, you are doing well with other units such as the kilogram. A physical quantity, which is working to define the number of silicon atoms in a given sphere. ” In general – continues Inguscio – metrology is trying to define all the variables on the basis of fundamental constants, and is ‘bringing order’ in biology, chemistry, nanotechnologies, for example, with research to standardize the sizes of magnetic nanoparticles used in the treatment of some cancers, or also in the food, for efficient production from the energy point of view ”.

On May 20, the Inrim organized on the occasion of the Day of Metrology and the International Year of the light, a day dedicated to the applications of light in industrial technologies.

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Ecco Softhand la prima mano robotica made in Italy

dd498d99453333636bffcaa9a74b9807ROMA – “Questo nuovo tipo di tecnologia mi ha fatto cominciare a pensare in modo diverso, non più con una sola mano ma con due”. Con queste parole Marco Zambelli, il primo paziente ad aver sperimentato la nuova mano robotica tutta made in Italy, ha mostrato come il dispositivo gli abbia permesso di tornare a svolgere con più facilità i gesti di tutti i giorni: apparecchiare la tavola, spalmare la marmellata su una fetta biscottata, aprire una bottiglia d’acqua.

La Softhand, robusta e leggera, sarà disponibile entro il 2017. L’Inail e l’Iit (Istituto Italiano di Tecnologia) hanno infatti completato il primo prototipo di mano artificiale, illustrandolo a Roma alla presenza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del Lavoro Giuliano Poletti. Softhand, questo il nome della protesi di nuova generazione, sarà disponibile entro il 2017, quando verrà conclusa la fase di sviluppo preclinico con i pazienti del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio in provincia di Bologna.

Il ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, parlando dell’ultima progettualità realizzata dal centro di Vigorso insieme ad IIT, ha detto: “è un grande traguardo del made in Italy, che riassume in sé le tante eccellenze che ci sono nel nostro Paese. È un progetto pensato per una grande applicabilità diffusa, un grande risultato. Come Ministero del Lavoro siamo molto interessati a questa azione e a quanto sta facendo l’Inail che, invece di limitarsi a fare soltanto l’ente assicuratore, è impegnato anche nel campo della prevenzione e della riabilitazione”.

La nuova mano artificiale è stata costruita anche grazie al contributo della tecnologia di stampa 3D e consente il recupero della funzionalità complessiva ai pazienti amputati di arto superiore che ogni anno in Italia sono circa 3600 (di cui più dell’80% alla mano o alle dita). Softhand è robusta e leggera (pesa meno di mezzo chilo), costruita in materiale plastico con alcune componenti metalliche.

Il progetto completamente “made in Italy”, vede la luce dopo circa un anno dalla sigla dell’accordo Inail-Iit, per lo sviluppo di nuovi dispositivi protesici e riabilitativi avanzati, con investimenti congiunti complessivi che arrivano a 11,5 milioni di euro.

LINK: http://www.ansa.it/sito/notizie/postit/Inail_Iit/2015/04/21/ecco-softhand-la-prima-mano-robotica-made-in-italy_f126c377-5da7-4e28-81b8-422756d77413.html

TRADOTTO CON GOOGLE

ROME – “This new type of technology has made me begin to think differently, not with one hand but with two.” With these words, Marco Zambelli, the first patient to have experienced the new robotic hand all made in Italy, showed that the device allowed him to return to play more easily the gestures of every day: set the table, spread the jam on a rusk, open a bottle of water.

The Softhand, strong and light, will be available by 2017. The Inail and IIT (Italian Institute of Technology) have in fact completed the first prototype artificial hand, illustrating it in Rome in the presence of Health Minister Beatrice Lorenzin and Labour Giuliano Poletti. Softhand, the name of the new generation of prostheses, will be available by 2017, when it will be completed the preclinical development with patients Vigorso Inail Prosthesis Centre of Budrio in the province of Bologna.

The Minister of Labour and Social Policy Giuliano Poletti, talking about the last projects carried out by the central Vigorso along with IIT, said: “it is a great achievement of the made in Italy, which embodies the many excellences that we are in our country. It is a project designed to spread a wide applicability, a great achievement. As the Ministry of Labour we are very interested in this action and what is doing the Inail that, instead of just doing the only insurer, is also involved in field of prevention and rehabilitation. ”

The new artificial hand was built thanks to the contribution of 3D printing technology and allows the recovery of the overall functionality of the upper limb amputees every year in Italy are about 3600 (of which more than 80% to the hand or fingers ). Softhand is robust and light (it weighs less than a pound), built in plastic with some metal components.

The project completely “made in Italy”, sees the light after about a year after the signing of the agreement Inail-IITs, for the development of new advanced prosthetic devices and rehabilitation, with a total joint investment coming to 11.5 million euro.

Terremoti, allerta rapida con smartphone e tablet

18af4d56892a014bbf52b077ce9fa9a3Smartphone e tablet possono diventare il cuore di un sistema hi-tech ed economico per l’allerta rapida dei terremoti. I loro sensori Gps sono infatti in grado di rilevare gli spostamenti del suolo generati dal movimento delle faglie, anche se con una precisione minore rispetto a quella dei sistemi tradizionali basati su sensori che rivelano le onde sismiche.
Il sistema, descritto sulla rivista Science Advances, si deve al Servizio per la Sorveglianza Geologica degli Stati Uniti (Usgs).

Efficace e veloce per avvertire dell’arrivo di un terremoto violento, almeno di magnitudo 7 (ma non di magnitudo inferiore), il sistema sara’ testato sulla costa del Cile, integrato con un sistema di allerta tradizionale.

Nonostante gran parte della popolazione del mondo viva in zone a rischio sismico anche alto, sistemi di allerta rapida attualmente esistono solo in pochi Paesi, tra cui Giappone e Messico. ”La maggior parte delle persone non riceve avvisi tempestivi sui terremoti a causa principalmente del costo per realizzare le reti di monitoraggio scientifico necessarie” rileva il geofisico Benjamin Brooks, della Usgs.

I sistemi di allerta rapida dei terremoti rilevano l’inizio del sisma e avvisano rapidamente le persone. Nelle sperimentazionicondotte dall’Usgs il Gps presente negli smartphone e tablet ha dimostrato che e’ in grado di rilevare gli spostamenti del suolo causati da un grande terremoto. I dati forniti dagli smartphone, vengono usati per rilevare il terremoti, analizzarlo e poi trasmettere l’allerta.

L’efficacia del sistema e’ stata testata simulando un terremoto di magnitudo 7, e usando i dati reali del terremoto di magnitudo 9 avvenuto nel 2011 in Giappone. I test mostrano che il sistema di allerta funziona anche se solo una parte delle persone e’ dotata di smartphone che forniscono i dati nella zona del sisma. Ad esempio, se in una grande area metropolitana sono coinvolti i telefoni cellulari di meno di 5.000 persone, il terremoto puo’ essere rilevato e analizzato abbastanza velocemente per emettere un’allerta alla popolazione in tempo utile.

LINK: http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2015/04/14/terremoti-allerta-rapida-con-smartphone-e-tablet_cdd5bb0a-4647-4a15-a208-e41000f407ac.html

TRADOTTO CON GOOGLE

Smartphones and tablets can become the heart of a hi-tech and inexpensive for the early warning of earthquakes. Their GPS sensors are in fact able to detect displacements of the soil generated by the movement of the faults, although with a lower precision than that of the traditional systems based on sensors that reveal the seismic waves.
The system, described in the journal Science Advances, is due to the Service for the Supervision of the US Geological Survey (USGS).

Effective and quick to warn of the arrival of a violent earthquake, with a magnitude of at least 7 (but not magnitude lower), the system will be ‘tested on the coast of Chile, integrated with a traditional warning system.

Despite much of the world’s population living in areas prone to earthquakes also high, early warning systems currently exist only in a few countries, including Japan and Mexico. ” Most people do not receive timely alerts on earthquakes mainly due to the cost to build networks of scientific monitoring necessary ” detects geophysicist Benjamin Brooks, of the USGS.

The early warning systems for earthquakes detect the onset of the quake and quickly warn people. In the USGS sperimentazionicondotte Gps present in smartphones and tablet showed that and ‘able to detect the movements of the ground caused by a large earthquake. The data provided by smartphone, is used to detect earthquakes, analyze it and then transmit the alert.

The effectiveness of the system and ‘was tested by simulating an earthquake of magnitude 7, and using the real data of the magnitude 9 earthquake occurred in 2011 in Japan. Tests show that the warning system works even if only a part of the people and ‘with smartphones that provide the data in the area of ​​the earthquake. For example, if in a large metropolitan area are involved mobile phones less than 5,000 people, the earthquake can ‘be detected and analyzed quickly enough to issue an alert to the population in time.

Zucchine su Marte, una delle idee nate da Space Apps

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App per scoprire cosa succede ogni giorno nell’Universo, esplorare la gravità di ogni pianeta oppure produrre zucchine e patate su Marte: sono solo alcune delle idee, diventate realtà o quasi, nate dai ragazzi che hanno partecipato alle scorse edizioni della International Space Apps Challenge, la maratona di 48 ore per risolvere sfide nel mondo dell’esplorazione spaziale che si è appena conclusa.

“Quando lo scorso anno ho premiato i vincitori, sono rimasto semplicemente stupito da quello che erano riusciti a creare in appena due giorni”, ha detto l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia,John Phillips.
“Abbiamo lavorato per 48 ore consecutive e da semplici idee iniziali abbiamo infine progettato una serra dove coltivare verdure su Marte”, ha spiegato Alessandro Tozzi, che con Anastasia Bottai e un’altra decina di persone hanno partecipato alla manifestazione nel 2013, giungendo secondi.

“E’ uno dei tanti progetti interessanti nati dall’edizione italiana della International Space Apps Challenge”, ha spiegato Filippo Angelucci, capo del dipartimento informatico dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Alcuni si sono trasformati in realtà, come l’app Look Up disponibile per smartphone grazie alla quale essere sempre aggiornati su ogni cosa che succede nel cielo, oppure un’app per esplorare la gravità di ogni punto della Terra e degli altri pianeti. “Sono decine le idee che si sono trasformate in realtà – ha spiegato Angelucci – ma l’evento vuole essere in particolare un momento formativo di collaborazione dove coinvolgere tanti ragazzi in un campo visto come riservato a piccolo settore”.

Link: http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2015/04/13/zucchine-su-marte-una-delle-idee-nate-da-space-apps_d724da0e-5abe-4031-af04-03de61b3da51.html

Tradotto con Google Traduttore

App to find out what happens every day in the universe, explore the gravity of each planet or produce zucchini and potatoes on Mars: these are just some of the ideas become reality or almost, born from the boys who participated in the previous editions of the International Space Apps Challenge The marathon of 48 hours to solve challenges in the world of space exploration that has just ended.

“When I last year’s winners, I was simply amazed by what they had managed to create in just two days,” said the US ambassador in Italy, John Phillips.
“We have been working for 48 hours straight and simple initial ideas we finally designed a greenhouse where vegetables grow on Mars,” said Alessandro Tozzi, who with Anastasia Bottai and another dozen people attended the event in 2013, coming second.

“And ‘one of the many interesting projects born from the Italian edition of the International Space Apps Challenge,” said Filippo Angelucci, head of the IT department of the European Space Agency (ESA). Some have turned into reality, as the Look Up app available for smartphones through which to stay current on everything that happens in the sky, or an app to explore the severity of each point of the Earth and other planets. “There are dozens of ideas that have turned into reality – explained Angelucci – but the event will be a formative moment in particular where collaboration involving many guys in a field seen as reserved for small industry.”

Scienza: La fisica Fabiola Gianotti tra i finalisti per la copertina di Time

Guida uno degli esperimenti che hanno visto il bosone di Higgs.

Fabiola Gianotti (fonte: Time)

Prova di copertima di Time dedicata a Fabiola Gianotti (fonte: Time)

”Sono molto felice”: l’italiana a capo di uno degli esperimenti che hanno portato alla scoperta del bosone di Higgs, Fabiola Gianotti, chiude l’anno in bellezza, con la notizia che Time l’ha inclusa nella rosa dei finalisti. ”E’ stato un anno memorabile per la fisica delle particelle e restera’ nella memoria di tutti noi come un anno molto intenso”, ha detto la ricercatrice, dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

A rendere possibile la scoperta del bosone di Higgs, l’inafferrabile particella grazie alla quale esiste la massa, sono stati gli esperimenti Atlas, coordinato da Fabiola Gianotti, e Cme, entrambi condotti nel piu’ grande acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra. Quella del bosone di Higgs, ha proseguito Gianotti, ”e’ una scoperta importantissima, che ci permette di risolvere una delle questioni aperte piu’ importanti, che ci hanno accompagnato per 50 anni, ossia ci permette di spiegare perche’ le particelle hanno una massa”. Essere arrivati a questa scoperta, ha detto ancora, ”e’ una grande soddisfazione, raggiunta grazie ad un tenacissimo lavoro”.

Quello che sta per concludersi, ha proseguito, ”e’ stato un anno duro, molto intenso. Personalmente ho la sensazione di aver visto la comunita’ scientifica del Cern lavorare tutta assieme, con un grandissimo entusiasmo, energia e motivazione da parte di una squadra di giovani. Questo mi ha molto colpito”.

A fine dicembre, come accade ogni anno, l’acceleratore Lhc si riposerà per un breve periodo per consentire la manutenzione, ma anche per il risparmio energetico. A fine febbraio, invece, andra’ a riposo per due anni. ”Nel frattempo avremo comunque moltissimo lavoro da fare- ha detto Gianotti – perche’ i dati raccolti finora sono molto piu’ numerosi di quelli attesi”. Nel 2015 la grande macchina tornera’ in funzione con un’energia raddoppiata e a quel punto tutto sara’ pronto per cominciare ad esplorare i territori sconosciuti di quella che i ricercatori chiamano la ”nuova fisica”.

Translated with Google Translate

” I am very happy”: the Italian head of one of the experiments that led to the discovery of the Higgs boson, Fabiola Gianotti, ended the year with a flourish, with the news that Time has included it in the list of finalists . ” It ‘been a memorable year for particle physics and will remain’ in the memory of all of us as a very busy year,” said the researcher, the National Institute of Nuclear Physics (INFN).

To make possible the discovery of the Higgs boson, the elusive particle through which mass exists, experiments have been Atlas, led by Fabiola Gianotti and Cme, both conducted in the more ‘the world’s largest particle accelerator, the Large Hadron Collider (LHC) at CERN in Geneva. That of the Higgs boson, continued Gianotti,” and ‘a very important discovery, which allows us to solve one of the open issues more’ important, who accompanied us for 50 years, which allows us to explain why ‘the particles have a mass”. Have arrived at this discovery, he continued,” and ‘a great satisfaction, achieved thanks to a tenacious work.”

What is about to end, he said,” and ‘been a tough year, very intense. Personally I feel I have seen the community ‘scientific CERN working all together, with a great enthusiasm, energy and motivation on the part of a young team. This struck me.”

In late December, as happens every year, the accelerator LHC will rest for a short period to allow the maintenance, but also for saving energy. In late February, however, will go ‘to rest for two years. ” In the meantime, however, we will have a lot to do-he said Gianotti – ‘cause the data collected so far are much more’ numerous than expected.” In 2015 the great machine will return ‘feature with an energy doubled and at that point everything will be’ ready to start exploring the uncharted territory of what the researchers call the” new physics.”

 

Fonte – Ansa.it

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Scienza: Le lucciole ispirano i Led del futuro

Molti più efficienti ed economici.

Le lucciole ispirano i Led del futuro

Le lucciole ispirano i Led del futuro

Imitare la lanterna delle lucciole per creare una nuova generazione di Led piu’ efficienti ed economici da utilizzare in televisori, macchine fotografiche e telefonini. E’ questa l’idea dei ricercatori dell’Istituto avanzato di scienza e tecnologia coreano (Kaist), che illustrano i loro dispositivi sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze, Pnas.

I nuovi Led sono formati da tre componenti principali: una coppa riflettente, un chip che emette la luce, e una lente trasparente che sulla superficie esterna presenta delle microscopiche strutture altamente ordinate. Questo modello riproduce fedelmente quello tipico della lanterna delle lucciole, l’organo che gli insetti usano per emettere segnali luminosi durante il corteggiamento. Grazie al microscopio elettronico, infatti, i ricercatori coreani guidati da Ki-Hun Jeong hanno scoperto che la lanterna è formata da tre parti principali: uno strato riflettente, uno strato che emette la luce e un rivestimento esterno trasparente che si distingue dalle altre porzioni dell’addome dell’insetto perchè organizzato in file come un campo coltivato.

I primi test dimostrano che il rivestimento esterno del Led lavorato come la lanterna delle lucciole permette di trasmettere piu’ luce rispetto ad un rivestimento liscio, con un’efficienza paragonabile ai rivestimenti anti-riflesso piu’ costosi. Per questo i ricercatori sono convinti che questa sia la strada da seguire per produrre lenti a basso costo per Led sempre piu’ efficienti da usare per televisori, macchine fotografiche, automobili, cosi’ come per l’illuminazione delle case e gli apparecchi impiegati in medicina.

Translated with Google Translate

Imitate the lantern of fireflies to create a new generation of LED more ‘efficient and economical to use in televisions, cameras and mobile phones. And ‘This is the idea of researchers from the Institute of Advanced Science and Technology Korea (KAIST), illustrating their devices in the journal of the American Academy of Sciences, PNAS.

The new LEDs are formed by three main components: a reflective cup, a chip that emits light, and a transparent lens that presents on the outer surface of microscopic highly ordered structures. This model reproduces the typical lantern fireflies, the organ that insects use to emit light signals during courtship. Thanks to the electron microscope, in fact, the Korean researchers led by Ki-Hun Jeong have discovered that the lantern is formed by three main parts: a reflective layer, a layer that emits light and a transparent outer coating that is distinguished from other portions of ‘abdomen of the insect because organized file as a cultivated field.

Initial tests show that the outer Led worked as the lantern of fireflies allows you to transmit more ‘light than a smooth coating, with an efficiency comparable to the anti-reflective coatings more’ expensive. For this reason, researchers are convinced that this is the way to go to produce low-cost lenses for LED more and more ‘efficient to use for televisions, cameras, cars, so’ as to the lighting of homes and appliances used in medical .

 

Fonte – Ansa.it

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Scienza: Un nano-velcro cattura le cellule tumorali nel sangue

Per diagnosi più semplici e rapide.

Il velcro molecolare cattura le cellule tumorali e le rilascia una volta raffreddato (fonte: Riken)

 

Una sorta di velcro molecolare permette di catturare le cellule tumorali in circolazione nel sangue. Illustrato sulla rivista Advanced Materials, questo minuscolo dispositivo potrebbe rivelarsi come una valida alternativa alla biopsia per diagnosticare il rischio di metastasi prima che le cellule malate in circolazione nell’organismo riescano a colonizzare altri organi.

La tecnica è stata messa a punto in Giappone, presso dell’istituto Riken, in collaborazione con l’università della California a Los Angeles.

Il velcro molecolare prodotto grazie alle nanotecnologie ha le dimensioni di pochi milionesimi di millimetro e funziona come un vero e proprio filtro. Al suo interno contiene una molecola capace di attaccarsi alle cellule tumorali circolanti nel sangue e di separarle con un’efficienza compresa tra il 40% e il 70%.

La cattura avviene ad opera di polimeri sensibili alla temperatura, disposti come i denti di una spazzola: alla temperatura corporea di 37 gradi i polimeri intrappolano le cellule tumorali, mentre alla temperatura di 4 gradi le rilasciano intatte, consentendo ai ricercatori di esaminarle.

”Finora diversi dispositivi si sono dimostrati capaci di catturare le cellule tumorali circolanti con un’elevata efficienza, ma – spiega il coordinatore dello studio, Hsiao-hua Yu – è ugualmente importante che siano in grado di rilasciare le cellule intatte per poterle studiare ricavando preziose informazioni. Questa è la caratteristica che distingue il nostro dispositivo”.

Translated with Google Translate

A kind of molecular Velcro allows you to capture tumor cells circulating in the blood. Illustrated in the journal Advanced Materials, this tiny device could prove to be a viable alternative to biopsy to diagnose the risk of metastases before the cancer cells circulating in the body are able to colonize other organs.

The technique was developed in Japan at Riken Institute, in collaboration with the University of California at Los Angeles.

The molecular velcro product thanks to nanotechnology is the size of a few millionths of a millimeter and it works like a real filter. Inside it contains a molecule capable of attaching itself to the circulating tumor cells in blood and to separate them with an efficiency between 40% and 70%.

The capture takes place by means of temperature-sensitive polymers, arranged like the teeth of a brush: the body temperature of 37 degrees polymers entrap the cancer cells, while at a temperature of 4 degrees the release intact, allowing researchers to examine them.

” So far, many devices have been shown to capture circulating tumor cells with high efficiency, but – said the coordinator of the study, Hsiao-hua Yu – is equally important that they are able to release the intact cells could study for obtaining valuable information. This is the feature that distinguishes our device”.

 

Fonte – Ansa.it

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Scienza: Realizzato il primo pacemaker naturale

Trasformando cellule cardiache con l’iniezione di un gene.

(ANSA) – L’iniezione di un gene ha permesso di costruire il primo pacemaker naturale nel cuore di un topo. Nell’esperimento, cellule normali sono state trasformate in cellule capaci di correggere i difetti del battito cardiaco. Il risultato e’ di un gruppo di ricerca del Cedars-Sinai Heart Institute di Los Angeles, coordinato da Nidhi Kapoor. La ricerca, pubblicata su Nature Biotechnology, ha permesso di riprogrammare le cellule del cuore per farle diventare repliche esatte di cellule pacemaker.

 

Translated with Google Translate

(Reuters) – The injection of a gene made ​​it possible to build the first natural pacemaker in the heart of a mouse. In the experiment, normal cells have been transformed into cells capable of correcting the defects of the heart beat. The result is’ a research group at the Cedars-Sinai Heart Institute in Los Angeles, coordinated by Nidhi Kapoor. The research, published in Nature Biotechnology, has allowed us to reprogram the cells of the heart to make them exact replicas of pacemaker cells.

 

Fonte – Ansa.it

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Scienza: La fine del mondo vista dagli astrofisici

Niente paura della profezia Maya, solo ipotesi scientifiche.

Rappresentazione artisitica dell'impatto di una cometa su un pianeta (fonte: NASA)

Rappresentazione artisitica dell’impatto di una cometa su un pianeta (fonte: NASA)

Dalla morte del Sole all’esplosione di una supernova vicina, fino all’incontro letale con un buco nero: sono alcuni dei possibili scenari sulla fine del mondo dal punto di vista degli astrofisici. Nulla a che vedere con la profezia attribuita ai Maya, ma la leggenda sara’ l’occasione per parlare delle catastrofi cosmiche che potrebbero cancellare il pianeta, il 20 dicembre a Napoli, durante la Notte bianca organizzata dall’Osservatorio di Capodimonte dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

”La fine della Terra – osserva il direttore dell’Osservatorio, Massimo Della Valle – sara’ inevitabile. Basti pensare alla morte del Sole prevista fra cinque miliardi di anni, quando la nostra stella iniziera’ a spegnersi perche’ avra’ finito le riserve di idrogeno”. Se ci sara’ ancora, il genere umano per salvarsi dovrebbe migrare in massa su un altro sistema planetario, osserva Della Valle. ”Non e’ inverosimile pensare questo – spiega – perche’ saranno passati cinque miliardi di anni ed i progressi della tecnologia potrebbero permetterlo. Inoltre nella Via Lattea ci sono piu’ pianeti che stelle e tra questi potrebbe esserci mondi abitabili”.

Un’altra minaccia per la vita sulla Terra, prosegue Della Valle, potrebbe essere l’impatto con una grande cometa o con un grande asteroide, a meno che ”non ci sia un mezzo per distruggere il corpo celeste prima dell’impatto o deviarne la traiettoria”.

Anche l’esplosione di una supernova vicina poche decine di anni luce potrebbe distruggere la vita sulla Terra ”a causa delle forti radiazioni che emetterebbe. Ma per fortuna nelle vicinanze non ci sono stelle che potrebbero esplodere come supernove”.

Un altro pericolo potrebbe essere costituito da un buco nero: il Sistema Solare si muove intorno al centro della Via Lattea e lungo il tragitto, prosegue l’esperto, ”potremmo anche incontrare un oggetti di questo tipo, capace di ingoiare la Terra. Anche un evento come questo, per fortuna, e’ poco probabile”.

In ogni caso la fine del mondo arrivera’ certamente con la fine dell’universo. Questo, spiega Della Valle, potrebbe finire in due modi: con il collasso (il cosiddetto Big Crunch nel quale tutti i corpi celesti si avvicineranno fino a formare un unico punto dal quale potrebbe nascere un nuovo Big Bang) oppure con il cosiddetto Big Rip (nel quale la materia dell’universo si espandera’ all’infinito, al punto da rendere impossibile la vita).

 

Translated with Google Translate

Since the death of the Sun to the explosion of a nearby supernova, until the encounter with a deadly black hole are some of the possible scenarios on the end of the world from the point of view of astrophysics. Nothing to do with the prophecy attributed to the Maya, but the legend will be ‘an opportunity to talk about cosmic catastrophes that may erase the planet, December 20 in Naples during the White Night organized by the Observatory of Capodimonte National Institute Institute for Astrophysics (INAF).

” The End of the Earth – observes the Director, Massimo Della Valle – will be ‘inevitable. Just think of the death of the Sun expected in five billion years, when our star will begin ‘to go out’ cause will have ‘run out of hydrogen reserves.” If there will be ‘again to save the human race should migrate en masse to another planetary system, says Della Valle. ” It ‘far-fetched to think this – he said -‘ cause will be passed five billion years, and advances in technology may allow it. Also in the Milky Way there are more ‘stars and planets that might be habitable worlds between them.”

Another threat to life on Earth, says Della Valle, could be the impact of a large comet or a large asteroid,” unless there is a way to destroy the celestial body prior to impact or divert the trajectory”.

Even the explosion of a nearby supernova a few tens of light years could destroy life on Earth” because of the strong radiation that issue. But luckily there are no nearby stars may explode as supernovae.”

Another danger could consist of a black hole: the solar system is moving around the center of the Milky Way and along the way, says the expert,” we also meet a objects of this type, capable of swallowing the Earth. Even an event like this, thankfully, and ‘unlikely”.

In any case, the end of the world will arrive ‘certainly with the end of the universe. This says Della Valle, could end in two ways: with the collapse (the so-called Big Crunch in which all the heavenly bodies will approach to form a single point from which may arise a new Big Bang) or the so-called Big Rip ( in which the matter in the universe will expand ‘forever, as to make life impossible).

 

Fonte – Ansa.it

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Scienza: L’asteroide Toutatis è arrivato puntuale

Ha raggiunto la distanza minima dalla Terra.

L'orbita dell'asteroide Toutatis nella fase di massimo avvicinamento alla Terra (fonte: NASA/JPL)

L’orbita dell’asteroide Toutatis nella fase di massimo avvicinamento alla Terra (fonte: NASA/JPL)

L’asteroide Toutatis è arrivato puntuale all’incontro ravvicinato con la Terra, passando alla distanza di sicurezza di 6,9 milioni di chilometri.

Dall’Italia non e’ stato possibile seguire la fase del massimo avvicinamento, avvenuto alle 7,40 di oggi. Ma astronomi e astrofili non si perdono d’animo: già nella serata dell’11 dicembre ”rispetto ai giorni scorsi, la luminosità apparente era sensibilmente maggiore e questa continuerà ad aumentare”, ha detto l’astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope.

‘’Il moto apparente di Toutatis tra le stelle – ha proseguito Masi – era assai evidente anche a distanza di pochi secondi’’. L’attenzione è tanta anche da parte di curiosi e appassionati del cielo: già nella serata dell’11 dicembre, ha detto ancora Masi, ”sul sito del Virtual Telescope vi è stata una straordinaria presenza di curiosi da tutto il mondo, decine di migliaia in poche ore’’ e per la sera del 13 dicembre alle 21 è prevista un’osservazione diretta gratuita. Per il 12 alle 21 saranno puntati su Toutatis i telescopi remoti dell’Unione Astrofili Italiani (Uai)e quelli del servizio Skylive.

Altri due asteroidi
Toutatis non è arrivato solo: ad accompagnarlo fin dall’11 dicembre ci sono due asteroidi più piccoli: 2012 XE54, che ha diametro di 36 metri, e 2009 BS5, con un diametro di 15 metri. E’ un passaggio da seguire attentamente, rileva Diego Turrini dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf), non perché crei un pericolo per il nostro pianeta ma ”perché le orbite di questi oggetti possono subire lievi modifiche a causa della gravità della Terra e della Luna (le orbite possono cambiare quanto più è ravvicinato il passaggio) e queste misure servono per determinare con sempre maggiore dettaglio le previsioni future relative ai passaggi di questi oggetti vicini alla Terra, chiamati Near Earth Objects o Neo”.

Le Geminidi
Sempre fra il12 e 13 dicembre è in arrivo anche il picco delle Geminidi, le stelle cadenti d’inverno generate dallo sciame periodico di meteoriti che ogni anno incrocia l’orbita terrestre. Quest’anno, osservano gli esperti dell’Inaf, l’assenza della Luna in quei giorni renderà più facile avvistare anche le più deboli tra queste stelle cadenti. Per vederle, bisogna guardare verso la costellazione dei Gemelli: è proprio dai dintorni dalla stella Alpha di questa costellazione, che sembra provenire la pioggia di meteoriti. Le Geminidi tendono a muoversi più lentamente rispetto ad altre stelle cadenti, e per lo più hanno una luce giallastra.
È uno sciame particolare, quello delle Geminidi: anziché da una cometa, come avviene per la maggior parte delle stelle cadenti, sembra avere avuto origine da un asteroide, chiamato 3200 Phaeton, rimasto vittima di uno scontro oltre l’orbita di Marte e che ora si porta dietro una nuvola di detriti.
Scoperte solo nel 1862, la pioggia delle Geminidi sembra diventare sempre più intensa negli ultimi anni, con picchi fino 120-160 meteore per ora.

 

Translated with Google Translate

The asteroid Toutatis came timely close encounter with Earth, passing to the safety distance of 6.9 million kilometers.

From not ‘been able to follow the phase of closest approach, which occurred at 7.40 today. But astronomers and amateur astronomers do not lose heart: even in the evening of 11 December” over the past few days, the apparent brightness was significantly greater and this will continue to increase,” said astrophysicist Gianluca Masi, scientific curator of Planetarium of Rome and head of the Virtual Telescope.

” The apparent motion of Toutatis among the stars – continued Masi – was apparent even after a few seconds.” The focus is so much even by curious and passionate about heaven already on the evening of 11 December, also said Masi,” the site of the Virtual Telescope there was an extraordinary presence of onlookers from around the world, tens of thousands in a few hours” and on the night of December 13 to 21 is expected to direct observation free of charge. For 12 to 21 will be on Toutatis telescopes remote Italian Amateur Astronomers Union (Uai) and those of the service Skylive.

Two other asteroids
Toutatis has not arrived only: to accompany him since 11 December there are two smaller asteroids: 2012 XE54, which has a diameter of 36 meters, and 2009 BS5, with a diameter of 15 meters. It ‘a step that should be followed, detects Diego Turrini Institute of Space and Planetary Astrophysics, National Institute for Astrophysics (INAF-IAPS), why not create a hazard to our planet but” because the orbits of these objects may be subject to minor changes due to the gravity of the Earth and the Moon (the orbits can change as much as you close the passage), and these measurements are used to determine with greater detail the forward-looking statements related to the passages of these near-Earth objects, called Near Earth Objects or Neo”.

The Geminids
Always among on12 and 13 December is also coming to the peak of the Geminids, the shooting stars of winter are generated by periodic swarm of meteors every year cross the Earth’s orbit. This year, say experts INAF, the absence of the moon in those days will make it easier to spot even the weakest of these shooting stars. To see them, you have to look toward the constellation of Gemini is just from the surroundings of the star Alpha of this constellation, which seems to come from the meteor shower. The Geminids tend to move more slowly than other shooting stars, and most have a yellow light.
It’s a swarm particular, that of the Geminids: instead of a comet, as is the case for most of the shooting stars, seems to have originated from an asteroid, called 3200 Phaeton, was the victim of a clash beyond the orbit of Mars and now goes behind a cloud of debris.
Discovered only in 1862, the rain of the Geminids seems to become more intense in recent years, with peaks up to 120-160 meteors per hour.

 

Fonte – Ansa.it

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Scienza: Cellule nervose umane ottenute da cellule dell’urina

Serviranno alla ricerca sulle malattie neurodegenerative.

Le cellule Progenitrici dei neuroni ottenute dall’urina (fonte: Lihui Wang, Guangjin Pan and Duanqing Pei)

Le cellule Progenitrici dei neuroni ottenute dall’urina (fonte: Lihui Wang, Guangjin Pan and Duanqing Pei)

‘Fabbricare’ cellule nervose partendo dall’urina umana: è quanto consente di fare una nuova tecnica che riprogramma le cellule presenti nell’urina per trasformarle in cellule progenitrici dei neuroni da usare per la ricerca sulle malattie neurodegenerative, come il Parkinson e l’Alzheimer, e per lo sviluppo di nuovi farmaci.
La tecnica è stata messa a punto dai ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze e pubblicata sulla rivista Nature Methods.

Bastano poche mosse per riscrivere la ‘carta d’identità’ delle cellule presenti nell’urina, trasformandole da cellule di tipo epiteliale a progenitrici di cellule nervose.
I ricercatori cinesi guidati da Duanquing Pei hanno cominciato isolando le cellule dai campioni di urina di tre volontari di 10, 25 e 37 anni. Successivamente hanno introdotto al loro interno alcuni geni capaci di riprogrammare l’espressione del Dna. Infine hanno messo le cellule in coltura con un cocktail di molecole capaci di dare la spinta decisiva alla trasformazione.
Dopo pochi giorni le cellule hanno mostrato il loro nuovo volto: si sono infatti trasformate in progenitrici neurali capaci di differenziarsi in neuroni e altre cellule del sistema nervoso chiamate cellule gliali.

I primi risultati ottenuti in provetta sembrano confermare l’efficacia e l’efficienza della tecnica. In attesa di nuove conferme, i ricercatori hanno provato a testare in vivo il potenziale di queste cellule progenitrici, trapiantandole nel cervello di 12 cuccioli di topo. Dopo quattro settimane hanno potuto osservare la formazione di nuove cellule nervose senza l’insorgenza di tumori.

I ricercatori cinesi sottolineano come la procedura possa essere facilmente impiegata per generare cellule progenitrici neurali partendo dalle cellule di pazienti colpiti da malattie neurodegenerative come il Parkinson o l’Alzheimer: basterebbe un semplice campione delle loro urine per ottenere in laboratorio delle linee cellulari su cui fare ricerca per indagare i meccanismi alla base delle malattie e per testare l’efficacia di nuovi farmaci.
L’urina potrebbe così trasformarsi da rifiuto dell’organismo in preziosa risorsa per la ricerca.

Già in passato altri liquidi biologici erano finiti sotto la lente dei ricercatori a caccia di cellule progenitrici: è il caso del liquido amniotico, presentato come una ‘miniera’ di staminali da uno studio uscito nel 2007 sulla rivista Nature Biotechnology, che aveva destato qualche perplessità nella comunità scientifica, e da un secondo lavoro pubblicato nel 2009 sulla rivista Blood.

 

Translated with Google Translate

‘Manufacturing’ nerve cells starting from human urine: this is what allows you to do a new technique that reprograms cells present in urine in order to transform into progenitor cells of neurons to be used for research on neurodegenerative diseases such as Parkinson’s and Alzheimer’s , and for the development of new drugs.
The technique was developed by researchers at the Chinese Academy of Sciences and published in the journal Nature Methods.

Just a few moves to rewrite the ‘identity card’ of the cells present in the urine, transforming them from cells of epithelial progenitor cells in the nervous system.
Chinese researchers led by Duanquing Pei began isolating cells from the urine of three volunteers of 10, 25 and 37 years. They then introduced them to certain genes to reprogram the expression of DNA. Finally they put the cultured cells with a cocktail of molecules able to give the final push to the transformation.
After a few days the cells showed their new face: they are in fact transformed into neural progenitor cells capable of differentiating into neurons and other nervous system cells called glial cells.

The first results obtained in a test tube seem to confirm the effectiveness and efficiency of the technique. Waiting for new confirmations, researchers have tried to test in vivo the potential of these progenitor cells, transplant them into the brains of 12 baby mice. After four weeks have been able to observe the formation of new nerve cells without the onset of tumors.

Chinese researchers point out that the procedure can be easily used to generate neural progenitor cells starting from the cells of patients suffering from neurodegenerative diseases such as Parkinson’s or Alzheimer’s a liitle simple sample of their urine for laboratory cell lines on which to research to investigate the underlying mechanisms of disease and to test the effectiveness of new drugs.
The urine may be transformed by body waste into valuable resource for research.

In the past, other body fluids were finished under the lens of researchers hunting for progenitor cells: the case of amniotic fluid, presented as a ‘mine’ to stem from a study published in 2007 in the journal Nature Biotechnology, which had aroused some concern in the scientific community, and a second paper published in 2009 in the journal Blood.

 

Fonte – Ansa.it

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Scienze: Il cuore di un topo rigenerato dopo l’infarto

I tessuti tornati integri grazie a frammenti di materiale genetico.

Tessuto cardiaco trattato con microRna  (fonte: Eulalio et al.)

Tessuto cardiaco trattato con microRna (fonte: Eulalio et al.)

Il cuore di un topo danneggiato dall’ infarto è stato rigenerato e i suoi tessuti sono tornati integri grazie a piccoli frammenti di materiale genetico chiamati micro Rna. E’ il risultato dello studio interamente italiano pubblicato su Nature e coordinato dal Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (Icgeb) di Trieste.

Il risultato potrebbe portare in futuro al primo farmaco per la rigenerazione cardiaca. “Siamo riusciti a riattivare il programma di rigenerazione dei tessuti cardiaci – ha spiegato Mauro Giacca, dell’Icgeb e tra gli autori dello studio – identificando alcuni specifici frammenti di Rna”.

La scoperta, realizzata in collaborazione con l’Università di Trieste, potrebbe portare a sviluppare per la prima volta farmaci per la cura dei danni prodotti da infarti. “Circa 17 milioni di persone – ha proseguito Giacca – muoiono ogni anno nel mondo per malattie cardiovascolari. Ciò é dovuto nella maggior parte dei casi a danni alle cellule che compongono il tessuto cardiaco e che una volta morte non vengono rigenerate”.

Grazie alla nuova tecnica sperimentata su topi, ‘in vivo’, i ricercatori italiani sono riusciti a identificare un modo di rigenerare le cellule cardiache e riparare così i danni al tessuto a seguito di infarti. “Finora – ha proseguito il ricercatore italiano – si erano ottenuti soltanto modesti successi con le staminali, una tecnica complessa e che ha dato pochi risultati. Qui invece si tratta di farmaci che rigenerano il tessuto”.

Per arrivare a questa scoperta i ricercatori sono partiti dallo studio delle capacità di pesci e anfibi di rigenerare i tessuti cardiaci danneggiati, una proprietà che i mammiferi hanno perso nel corso dell’evoluzione. “Abbiamo ipotizzato che – ha proseguito Giacca – se il ‘programma’ rigenerativo esiste anche nei mammiferi, i micro Rna (una sorta di ‘controllori’ genetici naturali) potevano essere la chiave per riattivarlo.

Molti di questi frammenti sono infatti espressi nel feto e poi cessano la loro funzione alla nascita dell’individuo”. In questo modo lo studio ha verificato l’efficacia dei micro Rna su alcune cellule cardiache e poi testata anche su topi che avevano sofferto di infarto. In questo modo sono stati individuati 40 diversi frammenti di Rna ‘rigenerativo’.

“Il nostro obiettivo – ha concluso il ricercatore – è ora iniziare entro due anni le prime sperimentazioni sull’uomo, ma i tempi per le applicazioni saranno ancora molto lunghi e non è detto che arrivi a vere applicazioni. In ogni caso si tratta di un punto scientifico molto importante in quanto dimostra come sia possibile rimettere in moto una cellula adulta”.

Translated with Google Translate

The heart of a rat damaged by ‘attack has been regenerated and its tissues are returned intact with small fragments of genetic material called micro RNA. It ‘s the result of the study published in Nature entirely Italian and coordinated by the International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) in Trieste.

The result could in the future lead to the first drug for cardiac regeneration. “We were able to reactivate the program for the regeneration of heart tissue – said Mauro Giacca, ICGEB and one of the authors of the study – identifying some specific fragments of RNA.”

The discovery, made in collaboration with the University of Trieste, could lead to development of drugs for the first time for the treatment of damage caused by heart attacks. “About 17 million people – said Jacket – die worldwide each year from cardiovascular disease. This is due in most cases to damage to the cells that make up the heart tissue and that once death is not regenerated.”

With the new technique tested in mice, ‘in vivo’, Italian researchers were able to identify a way to regenerate heart cells and repair the damages to the tissue after a heart attack. “So far – said the Italian researcher – had achieved only modest success with stem cells, a complex technique and gave a few results. Here, however, it is drugs that regenerate tissue.”

To arrive at this discovery, researchers have started by studying the ability of fish and amphibians to regenerate damaged heart tissue, a property that mammals have lost during evolution. “We hypothesized that – continued jacket – if the ‘program’ regenerative exists in mammals, micro RNA (a sort of ‘controllers’ natural genetic) could be the key to reactivate it.

Many of these fragments are in fact expressed in the fetus and then cease to function at the birth of the individual. “In this way, the study tested the effectiveness of micro RNA in some cardiac cells and then also tested on mice who had suffered a myocardial . In this way have been identified 40 different fragments of RNA ‘regenerative’.

“Our goal – said the researcher – it’s time to begin within two years of the first human trials, but the time for applications will still be very long and it is said that they get to real applications. Anyway it is a scientific point of view is very important because it shows how you can jump-start an adult cell. ”

Fonte – Ansa.it

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Scienza: 40 anni fa l’ultimo allunaggio

Con la missione Apollo 17.

missione Apollo 17

L’astronauta dell’Apollo 17 Harrison Schmitt (fonte: Nasa)

Sono passati 40 anni dall’ultima volta che l’uomo ha messo piede sulla Luna: l’11 dicembre 1972 la missione Apollo 17 segnava il ‘viaggio finale’ del programma Apollo della Nasa e concludeva l’avventura delle missioni lunari.

Lanciata il 7 dicembre 1972 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, la missione Apollo 17 toccò il suolo lunare l’11 dicembre. A bordo vi erano gli astronauti Gene Cernan, Jack Schmitt e Ron Evans. Undicesima missione del programma Apollo, per la Nasa la missione Apollo 17 ha segnato la conclusione della ”prima spettacolare era dell’esplorazione umana della Luna”.

Il sito dell’allunaggio è stata la valle Taurus-Littrow, vicino al mare della Serenità, sul lato visibile della Luna. Era stato scelto per il suo interesse geologico, ricco sia delle rocce più antiche della Luna come delle più giovani.

Gli astronauti si sono spostati sul suolo lunare a bordo del lander Challenger alla cui ruota, dopo un piccolo urto causato da un martello, fu applicata la prima ‘benda’ extraterrestre, costituita da una mappa lunare di plastica.
Mentre Evans era rimasto nell’orbita lunare a bordo del Modulo di Comando, Cernan e Schmitt hanno lavorato per circa 75 ore sulla superficie lunare per eseguire rilievi geologici, raccogliere campioni dei materiali, mappare le caratteristiche di superficie.
Complessivamente hanno raccolti circa 115 chilogrammi di campioni di rocce lunari, riportati a Terra il 19 dicembre del 1972, con l’ammaraggio nell’oceano Pacifico.

Molti sono i record stabiliti dalla missione Apollo 17 che ha visto l’ultimo uomo, Cernan, camminare sulla Luna: il volo più lungo con equipaggio e allunaggio (301 ore, 51 minuti); la maggiore quantità di materiale raccolto (circa 115 chilogrammi), il periodo più lungo passato nell’orbita lunare (147 ore, 48 minuti).

Da allora l’interesse per la Luna si è smorzato per un lunghissimo periodo. Un silenzio dovuto anche all’arrivo dello Shuttle e alla nascita della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) che avevano concentrato tutta l’attenzione, mentre le missioni scientifiche hanno puntato all’esplorazione dei pianeti del Sistema Solare, allora sostanzialmente sconosciuti. Soltanto recentemente Stati Uniti ed Europa stanno riconsiderando la Luna nei loro programmi futuri, probabilmente anche sotto la spinta dei programmi promossi da nuovi protagonisti nel mondo spaziale, come come l’India e la Cina. Entrambi i Paesi hanno già inviato sulla Luna missioni di successo, come la sonda indiana Chandrayaan-1 che nel 2009 ha individuato tracce d’acqua nelle rocce lunari, e la Cina ha annunciato l’intenzione di una missione lunare con uomini a bordo.

 

Translated with Google Translate

It’s been 40 years since man set foot on the Moon: December 11, 1972, the Apollo 17 mission marked the ‘final journey’ NASA Apollo program and concluded the adventure of lunar missions.

Launched December 7, 1972 from the Kennedy Space Center in Cape Canaveral, Florida, the Apollo 17 mission touched down on the moon on December 11. On board were astronauts Gene Cernan, Ron Evans and Jack Schmitt. Eleventh mission of the Apollo program, NASA for the Apollo 17 mission marked the end of the first” was spectacular human exploration of the Moon.”

The site of landing and was the Taurus-Littrow valley, near the Sea of ​​Serenity on the visible side of the Moon. Was chosen for its geological interest, rich in both of the older rocks of the Moon as the youngest.

The astronauts have moved on the lunar surface on board the lander Challenger to whose wheel, after a small bump caused by a hammer, was applied for the first ‘bandage’ extraterrestrial, consisting of a lunar map of plastic.
While Evans remained in lunar orbit aboard the Command Module, Cernan and Schmitt worked for about 75 hours on the lunar surface to perform geological surveys, collect samples of materials, mapping surface features.
Altogether they collected about 115 pounds of lunar rock samples were brought to the Earth on December 19, 1972, with the splashdown in the Pacific Ocean.

There are many records set by the Apollo 17 mission that saw the last man, Cernan, walk on the Moon: The longest flight with crew and landing (301 hours, 51 minutes), the greater amount of material collected (about 115 kilograms) , the longest period spent in lunar orbit (147 hours, 48 ​​minutes).

Since then, interest in the Moon was muted for a long period. A silence due to the arrival of the Shuttle and the birth of the International Space Station (ISS), which had focused all the attention, while the scientific missions have focused on exploring the planets of the Solar System, then largely unknown. Only recently the U.S. and Europe are reconsidering the Moon in their future plans, probably under pressure from the programs promoted by new players in the world space, such as such as India and China. Both countries have already sent to the moon successful missions, such as the Indian spacecraft Chandrayaan-1, which in 2009 found traces of water in lunar rocks, and China has announced plans for a manned lunar mission.

 

Fonte – Ansa.it

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Scienze: Ottenuto Diesel dallo zucchero

Grazie ad un processo di fermentazione.

Il batterio Clostridium acetobutylicum  (fonte: Geoman3)

Il batterio Clostridium acetobutylicum (fonte: Geoman3)

Un lungo processo di fermentazione utilizzato in passato per trasformare l’amido in esplosivi può essere utilizzato per convertire lo zucchero in biodiesel. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, si deve al gruppo di ricerca coordinato dall’americano Dean Toste, dell’università della California a Berkeley.

Secondo gli autori il prodotto ottenuto potrebbe essere commercializzato entro 5-10 anni, soprattutto come biodiesel da usare come carburante nei trasporti.

I ricercatori sono partiti da una tecnica inventata quasi cento anni fa, nel 1914, dal chimico Chaim Weizmann. Nel suo processo, Weizmann utilizzava il batterio Clostridium acetobutylicum per far fermentare gli zuccheri dell’amido in acetone, butanolo ed etanolo. Il processo di fermentazione, chiamato Abe per le tre sostanze chimiche prodotte, ha permesso alla Gran Bretagna di produrre l’acetone necessario per produrre la cordite, utilizzata a quel tempo per sostituire la polvere da sparo.

Per ottenere il Diesel i ricercatori hanno sviluppato un metodo che estrae l’acetone e il butanolo dalla miscela di fermentazione ottenuta con la tecnica di Weizmann e poi, con un catalizzatore, hanno convertito queste sostanze in una miscela di idrocarburi a catena lunga che assomiglia alla combinazione di idrocarburi nel gasolio.
Il problema dei percorsi naturali per produrre etanolo e altri alcol è che i composti ottenuti hanno meno atomi di carbonio rispetto a quelli necessari per la benzina o il diesel. Adesso il probema è stato risolto integrando percorsi biologici e chimici, i ricercatori superano questo problema e mostrano di riuscire a convertire efficacemente i prodotti di fermentazione ottenuti in grandi molecole che contengono molti atomi di carbonio.

I test hanno dimostrato che la miscela ottenuta brucia come lo fanno normalmente i prodotti ottenuti dal petrolio. Il processo è abbastanza versatile e, secondo gli esperti, può utilizzare una vasta gamma di materie prime rinnovabili, dallo zucchero del mais (glucosio), allo zucchero di canna (saccarosio) fino all’amido, e può lavorare anche con materie prime non destinate all’uso alimentare come alberi e i rifiuti vegetali.

Translated with Google Translate

A long fermentation process used in the past to transform starch into explosives can be used to convert the sugar into biodiesel. The result, published in the journal Nature, is due to the research group coordinated by the American tough Dean, University of California at Berkeley.

According to the authors, the resulting product could be commercialized within 5-10 years, especially as biodiesel for use as fuel for transportation.

The researchers started from a technique invented almost a hundred years ago, in 1914, the chemist Chaim Weizmann. In his trial, the bacterium Clostridium acetobutylicum Weizmann used to ferment the sugars starch in acetone, butanol and ethanol. The fermentation process, called Abe for the three chemicals produced, has allowed Britain to produce acetone necessary to produce the cordite, used at that time to replace the gunpowder.

To obtain the Diesel researchers have developed a method that extracts the acetone and butanol by fermentation of mixture obtained with the technique of Weizmann and then, with a catalyst, these substances are converted into a mixture of long-chain hydrocarbons that resembles the combination of hydrocarbons in the fuel.
The problem of the natural paths to produce ethanol and other alcohols is that the compounds obtained have fewer carbon atoms than those needed for petrol or diesel. Now the probema has been solved by integrating biological pathways and chemical, researchers overcome this problem and show to be able to efficiently convert the products of fermentation obtained in large molecules that contain many carbon atoms.

Tests have shown that the obtained mixture burns as they do normally the products obtained from petroleum. The process is quite versatile and, according to experts, can use a wide range of renewable raw materials, corn sugar (glucose), cane sugar (sucrose) until starch, and can also work with raw materials not intended for use food as trees and vegetable waste.

Fonte – Ansa.it

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